DFF12, una grandissima sfida ci attende!

Una rivoluzione.
Un’esplosione incontrollata di storie, colori, religioni, tecniche e visioni del mondo ha trasformato il Dieciminuti Film Festival in un evento globale sempre più complesso ed articolato.
Lo scorso anno, in una edizione transitoria dopo dieci anni di crescita a piccoli passi, superammo il limite dei duemila cortometraggi e ci sembrò assurdo affrontare quella mole crescente di lavoro che ci aspettava.
A questa edizione se ne sono iscritti esattamente il doppio (4.003, provenienti da 117 nazioni), e ci sentiamo carichi e pronti per affrontare una sfida grandissima: diventare un grande festival sfruttando l’irruenza di migliaia di autori ansiosi di entrare nel salotto buono della settima arte.
Ci sentiamo esattamente come loro.
Con una metafora calcistica che rende appieno l’idea, lo scorso anno il grande critico Steve Della Casa definì i festival di cortometraggi “l’equivalente dei campionati primavera della serie A”.
Una palestra in cui far crescere e germogliare talenti e voci sempre nuove e vivaci.
Sperimentazioni, linguaggi innovativi ma anche classici, tutte le forme di comunicazione di questo secolo appena sbocciato invadono i nostri hard disk e i nostri cloud, mostrandoci cose impensabili fino a poco tempo fa: dal neorealismo delle periferie di Giacarta al sci-fi a basso costo dei quartieri industriali di Bucarest.
Per avere una visione chiara di quello che succede nel mondo bisogna venire al DFF12.
Non troverete nomi a effetto, interviste noiose, aneddoti sentiti mille volte in televisione e tanto noioso clamore.
Da noi troverete le storie del nostro tempo, raccontate dai cineasti del futuro, ancora leggermente imperfetti ma già abili a farvi ridere, piangere, riflettere, sognare.
Con questa edizione abbiamo deciso di rimetterci in gioco.
Vogliamo la crescita, sì, ma non vogliamo scendere a compromessi.
Vogliamo tutto quel pubblico che non siamo mai riusciti a raggiungere, e per averli non abbasseremo la qualità, la alzeremo.

Vogliamo che questa terra abbia finalmente un motivo per cui sentirsi orgogliosa, che non si senta più la periferia di qualcosa, ma il centro di un progetto culturale in cui tutti, nessuno escluso, possiamo stare a testa alta.

Alessandro Ciotoli
Presidente IndieGesta

A revolution.
An uncontrolled explosion of stories, colours, religions, techniques and world views shaped the Dieciminuti Film Festival into a global event increasingly more complex and articulated.
Last year, during a transient edition held after ten years of slow growth, we got over 2.000 short movies and the amount of work they brought seemed absurd.
For this edition we received exactly twice the movies (4.003, from 117 countries), and we feel more than ready for a huge challenge: become a great festival through the intensity of thousands of creators anxious of becoming recognized names in the world of the seventh art. We feel exactly like them.
With a metaphor stolen from soccer, last year the critic Steve Della Casa defined short movies festivals as “the equivalent of youth leagues of Serie A”.
A gym where new talents and voices grow up and blossom.
Experiments, new and old languages, all forms of communication of this century invaded our hard drives and our clouds, showing us incredible things: from the neorealism of Giacarta’s suburbs to the low-cost sci-fi of Bucarest’s industrial zone. To have a clear view of what happens in the world you need to come to DFF12.
You won’t find shocking names, boring interviews, recycled anecdotes and useless clamor. Here you’ll find the stories of our time, told by the filmmakers of the future, still a bit rough around the edges but already capable of making you laugh, cry, think, dream.
With this edition we decided once again to take a challenge. We want growth, yes, but we don’t want any compromise.

We want the public we were never able to reach, and to have them we will not lower the quality of our showing, we’ll increase it. We want a reason for our territory to feel proud, to not feel like the outskirts of something else anymore, but the center of a cultural project in which everyone, none excluded, can stand with his head held high.

 

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